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Nella mostra “Quello che non c’è” vengono raccontati cinque differenti progetti e le soluzioni alle criticità incontrate nella loro creazione. I modelli realizzati inizialmente da OFB erano legati alle conoscenze e ai macchinari disponibili: la lamiera poteva essere tagliata, saldata e piegata senza problemi, ma le uniche curve possibili erano quelle ottenute con una calandra, con cui si può incurvare il foglio metallico schiacciandolo tra due rulli. Non era possibile creare sfere e semisfere.

Le forme sinuose delle ultime macchine realizzate da Bruno Bambi negli anni ’90 sono rimaste un traguardo irraggiungibile finché non sono stati trovati dei maestri battilamiera con i quali lavorare fianco a fianco. Vederli lavorare ha significato creare una buona base di partenza: avere una lista di strumenti necessari, apprendere le tecniche di base, rispolverare conoscenze e approfondire le ricerche.
Una volta imparato il giusto processo per ottenere un angolo conico e con una nuova dotazione di cesoie, martelli, sacco di sabbia e tassi per dare la forma, è iniziata la sperimentazione. È nato così il modello Simbiosi, ispirato alla macchina in ottone creata da Bruno Bambi, ed è stata la prima macchina d’alluminio tutta battuta a mano.
Come accadeva nelle antiche botteghe, anche alcuni degli utensili utilizzati sono realizzati internamente, frutto dell’ingegno e della curiosità che porta a comprare vecchi manuali del secolo scorso, sfogliare cataloghi e rubare idee dai video trovati online pur di trovare soluzioni.
Per ricavare la concavità dello spigolo non era sufficiente martellare il metallo sul sacco di sabbia. Con il colpo, la sabbia si sposta leggermente e permette ai materiali di deformarsi, ma serviva qualcosa che desse molta più profondità senza creare troppe tensioni nel materiale, senza bucarlo o strapparlo.
La soluzione è stata scavare con una motosega un ceppo di legno, grazie al quale creare una prima deformazione sul foglio di metallo. Con la ruota inglese, i martelli e i tassi si arriva poi ad avere lo spicchio che chiude l’angolo della Simbiosi, su cui si applicano i gigli in ottone.

Queste trovate sono tipiche degli artigiani, che molto spesso devono risolvere velocemente affidandosi a quello che hanno a portata di mano oppure costruendo l’arnese adatto per una specifica lavorazione. In officina è stato preso uno shrinker, moderno attrezzo dentato che, piegando il foglio metallico, crea un rilascio di tensione che genera una curvatura, per riuscire a ricreare l’effetto dato da delle introvabili pinze ritorte con cui un vecchio artigiano acchiappava la lamiera infliggendo una torsione, come inforcasse degli spaghetti.