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Ho iniziato a lavorare alla Marzocco nel 2002. Era il mio primo lavoro, ma la mia passione per la meccanica nasce molto prima. É sempre stata parte di me, fin da bambino, e poi è diventata il mio lavoro. Per quello non ho mai mollato questa tipologia di lavoro e da quasi venti anni seguo ancora la stessa fase, il montaggio del telaio e della caldaia, la partenza nella costruzione della macchina da caffè. E lo faccio ancora con passione. Perché faccio un lavoro che mi dà soddisfazione e per questo non mi pesa non aver mai cambiato posto. Non che gli altri lavori non siano ugualmente importanti, ma questo è quello che a me piace di più. E lo so perché io ho fatto tutto: ho fatto il collaudo, ho fatto un corso per elettricista, ma a me piace questa parte che è lo start delle macchine, dove serve manualità e precisione. Oltre a fare la produzione, negli anni ho lavorato anche con gli ingegneri di ricerca e sviluppo perché ogni volta che c’è una macchina nuova deve essere testato il nuovo assemblaggio. Il telaio deve essere forato, limato e ogni componente deve essere allineato perfettamente.
Ho sempre amato il lavoro di manualità: forare, maschiare, raddrizzare, piegare, saldare. E chi mi ha fatto appassionare ancora di più è stato Piero Bambi. In lui ho trovato una persona che mi ha dato ancora più stimoli e motivazioni.
Quando sono entrato a La Marzocco non parlavo l’italiano, era il mio primo lavoro in Italia. Piero mi diceva “Fai questa macchina”. Mi veniva mostrato il lavoro e io avendo già esperienza guardavo e poi lo facevo da solo. Avevo fatto pratica sulle auto e avendo un po’ di manualità, avendo già lavorato, la mia esperienza mi rendeva molto svelto nell’imparare. Dopo tutti questi anni ancora oggi io vengo volentieri a lavorare, non mi succede mai di svegliarmi e non avere voglia.
Ogni volta che entra una persona nuova, e anche io ho fatto così nel 2002, viene insegnato il lavoro da uno più esperto. Ogni volta mi accorgo che oltre ad insegnare imparo anch’io. Perché ci sono ragazzi giovani ora che hanno un altro metodo di lavorare e questo mi ha portato ad aggiornarmi. Sia da un punto di vista professionale che dal punto di vista della comunicazione. C’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere, anche se ad oggi, facendo i conti, posso dire che nell’arco di questi 23 anni mi sono passate dalle mani più o meno 90000 macchine.
Rispetto agli inizi La Marzocco si è cambiata. È diventato quasi tutto assemblaggio, a parte la preparazione e la saldatura delle caldaie che viene fatta in officina. Ma nonostante questo devi sempre stare attento alla difettosità. La caldaia deve essere allineata alla perfezione, in base al telaio, in base all’altezza eccetera.
Dobbiamo riuscire a trasmettere questo lavoro ai giovani. Devono essere seguiti, i giovani di ora, perchè non sono come noi vecchia generazione. È diverso.
Quello che resta la base della macchina de La Marzocco è la doppia caldaia. Tutte le macchine sono state cambiate, rinnovate, aggiornate, ma il cuore della macchina è rimasto sempre quello.
Negli anni abbiamo fatto diverse dime per migliorare il lavoro. Perché misurare con il metro non è sufficiente: rischi di sbagliare e ti richiede troppo tempo. Con gli ingegneri abbiamo sviluppato i supporti necessari a lavorare meglio per fare un prodotto di qualità, sempre uguale., Fare uno strumento che viene usato da tutti è una responsabilità, deve essere perfetto altrimenti rischi di mettere in produzione un errore. Avere le dime aiuta anche a rendere gli operatori più sicuri più velocemente.
Gli insegni come si fa a serrare, assemblare, e le dime aiutano anche ad essere più veloci. Per ogni modello di macchine devi trovare il modo di lavorare meglio, e di farlo veloce. Perché ormai a La Marzocco serve anche la velocità, ma gli standard qualitativi devono rimanere alti.
In tutti questi anni abbiamo creato diverse squadre, questa fase è lo start della macchina ma anche una partenza per gli operatori. Che molto spesso hanno la curiosità di progredire e cambiare fase. A molti ho insegnato il lavoro, ma tanti sono andati alla qualità, chi al collaudo, chi è andato a fare altri lavori. Qui rimane solo chi ha passione per questo lavoro., altrimenti è solo un lavoro noioso perchè è ripetitivo. Devi trovarci qualcosa in più.
Io oggi sono il supporter di tre fasi, 5 10 e 20. Insegno il lavoro della fase 5 (l’assemblaggio e collaudo caldaie), fase 10 (montaggio telai e caldaia) e poi la fase 20 (circuito idraulico). Cerco sempre di trovare la persona giusta. A qualcuno piace la parte idraulica, li riconosci dal primo giorno. Se vedo che lavorando alza la testa per guardare sempre verso quel reparto ed è curioso di cosa fanno di là allora significa che c’è qualche cosa. Magari preferisce lavorare con i tubi, le resistenze e allora volta volta devi dare l’opportunità di provare. La parte più difficile non è il lavoro in sè, è trovare persone che dialogano fra loro. Personalmente a La Marzocco ho potuto continuare a sviluppare il mio lavoro. Ho imparato, ho trovato un bell’ambiente, ho trovato le persone che mi hanno dato la possibilità di migliorare, crescere e sviluppare diversi prodotti.
Quando sono arrivato a La Marzocco facevamo cinque macchine al giorno. La mia parte su cinque macchine a mezzogiorno l’avevo già finita e allora andavo alla fase successiva, andavo alla saldatura, andavo in diverse fasi ed ho imparato sempre di più. La parte più complicata di tutte adesso è la parte elettrica e elettronica. Oggi per quella bisogna avere una base di studi, è molto complessa. In altre fasi impari anche guardando e facendo, e dipende anche dalla persona.
In questa fase qua, ad esempio. Ma non perchè sia più facile di altre. Magari può sembrare ma chi ha provato ha capito che non è così semplice. Bisogna avere veramente occhio per assemblare i componenti della macchina e metterla in linea.
Quando arriva una persona nuova a cui devo insegnare la prima domanda che faccio è sempre: perché fai questo lavoro qua? Se ti rispondono perché mi piace o perché voglio imparare, allora è già un buon segno. Se una persona ti dice che non ha altro da fare capisci che non è veramente interessata. Succede, sono passate diverse persone che non sono più qui. Per la mia esperienza con le persone lo vedo subito se la persona ha manualità, se si sa muovere sul lavoro, se gli piace. Lo capisci dalle mani, da come risponde, da come guarda, se il lavoro lo guarda da vicino da lontano, se ha occhio. Perché non basta solo essere intelligenti, ci vuole attenzione. Notare i dettagli, aver cura di cosa si sta facendo. Ci sono persone qui che hanno questo potenziale in più e insegnare loro il lavoro ti dà molta soddisfazione. Quando riesci a farle assumere e farle crescere, con l’aiuto dell’HR, hai una soddisfazione per loro ma anche personale perché ti vengono riconosciute l’esperienza e la credibilità.
Vedere che i nuovi entrati imparano, crescono rende molto orgogliosi ed io lo sono di tutte le persone a cui ho insegnato il lavoro, che siano rimaste o siano in altre fasi.
Sento di avergli insegnato qualcosa che l’ha aiutato a migliorare nella vita. Perché non insegni solo il lavoro, ma anche un pochino su come ci si comporta con gli altri. Chi arriva dalla scuola tante cose di come funziona al lavoro non le sanno. Tra lavoro e scuola c’è una grande differenza. Non è solo montare la macchina. È tenere ordinato l’ambiente, mettere gli attrezzi al loro posto sulla propria postazione. E avere rispetto degli altri, stare in squadra richiede molto rispetto, devi imparare anche a convivere e collaborare. Significa crescere insieme e tu che hai esperienza, gli stai vicino anche da quel punto di vista, gli spieghi che non bisogna arrabbiarsi, che si sbaglia tutti, e chi arriva deve solo imparare, e col tempo si migliora, si diventa più veloci. Chi arriva non viene messo subito a montare le macchine. Prima deve imparare. Abbiamo un sistema di abilitazione tramite SAP e quando riteniamo che la persona sia pronta viene inserita come abilitata e l’operatore può iniziare a pescare le macchine e farle da solo. Noi le dobbiamo controllare per vedere se effettivamente è fatta bene. E così piano piano si forma la nuova generazione. Mi piacerebbe che portassero avanti la passione. Perché la meccanica purtroppo non ha mai limiti, ci sono sempre innovazioni, c’è sempre qualche novità.
A volte succede che arrivi la segnalazione di un errore commesso in reparto. Lavoriamo tanto su questo, perché una distrazione può succedere e dobbiamo capire, caso per caso, cosa può essere successo. Ogni fase ha un registro da cui possiamo risalire ad uno storico e individuare l’anomalia. Certo, il problema potrebbe essere causato da una distrazione individuale, che purtroppo può succedere, e fa rimanere sempre molto male. Ma il problema potrebbe essere anche nostro, che non abbiamo spiegato bene, non abbiamo fatto abbastanza formazione. Per questo indaghiamo, per poterci migliorare sempre, perché lavorare sui tempi, la quantità e la qualità può essere stressante e portarti a fare errori. A volte faccio un errore e chiamo la squadra, chiedo loro di individuarlo. Si impara così, dagli errori.