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Mi chiamo Laura Roshanian. Sono co-proprietaria del Gruppo CTS. Se oggi siamo nel settore del caffè è per una visita in fabbrica a La Marzocco che abbiamo fatto, credo, nel 2013 o forse prima. A quel tempo avevamo un negozio a Iași, dove vendevamo caffè tostato, spezie e roba del genere. Non commerciavamo attrezzature, ma abbiamo deciso di visitare La Marzocco, per goderci il viaggio e fare questa esperienza. Il viaggio fu meraviglioso, ma la cosa incredibile è che La Marzocco ci ha cambiato la vita.

Abbiamo incontrato persone davvero appassionate, tutte quante. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Piero Bambi. Siamo stati sulla terrazza per tutto il tempo, ridendo e ascoltandolo raccontare la storia de La Marzocco. È stato bello stare così tanto tempo a parlare con Piero, e anche vedere tutto il team lavorare insieme. Erano tutti così orgogliosi di quello che stavano facendo, e così appassionati. Ci siamo innamorati dello spirito che abbiamo respirato a La Marzocco.

Noi non sapevamo molto di attrezzature, e in quel periodo in Romania le macchine da caffè espresso venivano date gratuitamente alle caffetterie, quindi pensare di venderle era inaudito. Eppure ci siamo detti: «Questo è proprio ciò di cui c’è bisogno nel settore». E da lì abbiamo iniziato ad approfondire la nostra conoscenza del caffè, in particolare del caffè specialty.

Abbiamo aperto un negozio più grande, con una caffetteria al suo interno, dove abbiamo installato la prima macchina La Marzocco: in un centro commerciale all’epoca nuovissimo, il Palace Iași. È da lì che abbiamo iniziato. Per promuovere le macchine che ci avevano fatto innamorare per la loro artigianalità e per l’affidabilità invitavamo i baristi a lavorare con La Marzocco nella nostra caffetteria.

Da lì, si è semplicemente sviluppata una rete. Abbiamo imparato la parte tecnica e abbiamo aperto un reparto tecnico per dare assistenza alle macchine che vendiamo. Poi ci siamo accorti che serviva un magazzino ricambi perché le caffetterie non dovessero fermarsi. In questi anni abbiamo approfondito e esplorato l’intero settore del caffè specialty, ma sempre tenendo come punto centrale le persone.

Oggi ad esempio abbiamo un reparto dedicato al caffè verde. Importiamo direttamente dai coltivatori ma cerchiamo di mettere in contatto le persone con l’origine. Coinvolgiamo gli agricoltori, in modo che possano vedere dove finiscono i loro prodotti e conoscere le aspettative di chi li consuma. Mettiamo in contatto i torrefattori con i baristi e gli agricoltori perché si capiscano a vicenda e, naturalmente, con il consumatore, che può porre qualsiasi domanda a chiunque di persona. Si instaura una conversazione diretta che crea questa atmosfera in cui interagiscono le diversità.

Per lo stesso principio nasce Artisan HUB (Human United in Business). Il mondo del caffè specialty è abbastanza giovane, perciò abbiamo pensato che dovevamo imparare dai settori più maturi, che hanno sistemi consolidati. E mescolandoci, condividendo gli stessi spazi avremmo imparato più velocemente. Perciò l’anno scorso abbiamo avviato Artisan Hub, uno spazio esperienziale dove prendono vita anche diverse iniziative formative.  Ad esempio “Girls just wanna do business” è dedicato alle donne nel mondo degli affari dove si ha l’opportunità di imparare dalle esperienze altrui.

Il settore del caffè, in Romania, è molto cambiato. Ricordo che a casa bevevamo caffè fin da piccoli. Ovviamente non espresso, era una specie di caffè filtro. E il più delle volte era “Nechezol”, una miscela di diversi tipi di caffè con altri cereali, perché il caffè era troppo costoso.

Poi quando abbiamo aperto il negozio dove vendevamo caffè vero, i primi clienti che abbiamo avuto erano anziani che ricordavano quanto fosse buono il caffè nel dopoguerra. Perciò inizialmente ci siamo chiesti cosa stessimo facendo, se eravamo davvero sicuri che fosse il business giusto. Ma in quel periodo abbiamo imparato davvero molto sulla qualità del caffè e sui legami che il caffè può creare tra le persone.

La trasformazione della scena del caffè in Romania credo sia avvenuta anche grazie al desiderio dei rumeni di riuscire e di essere bravi in quello che fanno. Questo spirito competitivo ci ha aiutato negli ultimi anni ad avere molti campioni nel settore. Campioni e vicecampioni del mondo nella torrefazione del caffè, nel  Coffee in Good Spirits, nel caffè ibrik. Questo ha trainato il forte sviluppo del settore nel Paese e ha portato anche ad avere standard molto elevati. Perché i nostri campioni sono di esempio per i baristi.

Ospitiamo anche molti workshop con i nostri amici del settore che dall’estero vengono spesso a trovarci. Impariamo da loro, e ci hanno aiutato. Questo settore è fatto di connessioni. Per questo abbiamo creato Human United in Business.

Il gruppo CTF, di cui fa parte anche Artisan Coffee Gear, che si occupa delle attrezzature e Artisan HUB, interagiscono e collaborano, è un dialogo. Human United in Business è l’espressione concreta di una citazione che adoro, secondo cui la vita economica è un’arena in cui si esprimono le qualità dello spirito, come onestà, integrità, affidabilità, generosità.

Spesso ci dimentichiamo che siamo esseri umani e ci trattiamo l’un l’altro come unità economiche. Ci chiediamo “Quanto posso guadagnarci da questa conversazione?” Tutto diventa interesse e transazione. Ciò per cui ci impegniamo e ci sviluppiamo è l’essere umano che c’è in noi, l’umanità.

Avendo a cuore questa citazione è stato facile giungere alla conclusione che era necessario uno spazio nel settore dedicato alla crescita e allo sviluppo di queste qualità umane. Perché non possiamo guardarci l’un l’altro solo dal punto di vista economico. Possiamo crescere molto di più quando siamo uniti e impariamo gli uni dagli altri, piuttosto che restando unità individuali.

E poi abbiamo cercato di non essere rigidi nel nostro approccio. Possiamo creare un programma migliore conversando con persone diverse, chiedendo loro come utilizzerebbero i nostri spazi. Abbiamo diverse aree: un laboratorio dove si può degustare il caffè, si possono tostare campioni, abbiamo una sala enorme con ogni tipo di attrezzatura. Insomma, è un po’ come un parco giochi. Puoi provare qualsiasi cosa. Puoi fare quello che vuoi: anche venire, prepararti una caffè e andartene. Oppure puoi sederti per rispondere a un’e-mail, puoi scambiare due chiacchiere con le persone provenienti dai diversi reparti presenti nello spazio, come le vendite o il reparto Green Bean Tech. Abbiamo anche una sala podcast. Se hai qualcosa da dire, puoi sfruttare questo spazio e renderlo tuo. Volevamo offrire degli strumenti affinché le persone non fossero bloccate dalla mancanza di materiali e attrezzature. Se hanno un’idea, possono venire qui a metterla in pratica. Abbiamo deciso di non limitarci al mondo del caffè, ma di lasciare libero questo spazio per chiunque volesse approfittarne. Una volta è venuta ospite la Federazione rumena di calcio, per presentare con i nostri partner un workshop sull’innovazione. Hanno scelto il nostro spazio perché lo spazio stesso è innovativo e stimolante. E, naturalmente, abbiamo organizzato un workshop sul caffè per i calciatori e abbiamo parlato di caffè perché, in tutto ciò che facciamo, ovviamente, il caffè è incluso. Oppure abbiamo ospitato i World Ceremony Awards per il miglior cioccolato. Lasciamo che siano le persone a portarci la loro idea e insieme vediamo come metterla in pratica. Quindi, sì, stiamo semplicemente esplorando tutto ciò che ci capita, con mente aperta.

In questo modo possiamo essere coinvolti e ispirati da cose che altrimenti avremmo potuto non incontrare. Cerchiamo di sostenere l’imprenditoria, e quella femminile in particolare. Nel caffè, alle origini, c’è molto lavoro femminile. A modo nostro, alla fine della filiera, riportiamo l’attenzione sul business al femminile. Abbiamo iniziato soltanto perché volevamo dare un po’ più significato ad un evento per l’8 marzo, volevamo offrire una consulenza gratuita. Invece si è trasformato in un workshop molto organizzato, che sta crescendo sempre di più in notorietà e necessità. Avevamo dato per scontato che non servisse parlare di parità di genere; invece, sono venute proprio le donne a dirci che non va bene per niente, perché i posti di lavoro sono strutturati con regole molto rigide che non tengono conto delle esigenze del periodo di maternità, delle necessità quando si hanno bambini piccoli. Le cose stanno così ed è tutto a vantaggio degli uomini. E poi c’è il peso che viene dato alle stesse cose a seconda se a dirle è un uomo o una donna. Quando un uomo dice qualcosa, in qualche modo le sue affermazioni sono più rilevanti. Questo penso che accada solo perché non siamo ancora abbastanza lontani da un’epoca in cui le donne stavano solo in cucina a prendersi cura dei bambini. Che è un compito molto prezioso, ma oggi quando vedi qualcuno in prima linea, che parla ed è all’avanguardia nel settore, devi anche riconoscerlo. Questo divario non scomparirà solo perché lo vogliono le donne.

Gli uomini devono volere questa uguaglianza tanto quanto loro, perché entrambi diventeranno più forti stando fianco a fianco. Ma è un processo lungo.

Abbiamo tutte queste iniziative, per cui serve molta proattività ed energie ma tutto quanto accade intorno al caffè, come se il caffè, nell’HUB, fosse una piattaforma social dove tutte queste altre cose possono accadere, se lo desideri.

Si tratta di educazione, di persone e di azione. A un certo punto abbiamo creato anche un’associazione senza scopo di lucro, l’Artisan Coffee Community, per sviluppare le capacità del settore. Perché ci siamo sviluppati come caffetterie, torrefazioni, ma non c’era una regolamentazione a livello legislativo. Ognuno usava un modo suo per assumere un barista o un torrefattore perché le qualifiche non c’erano.  Negli ultimi anni siamo riusciti a inserire nel registro nazionale delle professioni le prime sei professioni del settore, come barista, torrefattore esperto, responsabile dell’importazione di caffè verde, Q grader. Per me è stato sorprendente che di dieci proposte ne siano state accettate già sei dal Ministro del Lavoro. Sembra una sciocchezza ma ci sono così tanti fondi a cui poter accedere affinché queste persone possano essere formate o possano raggiungere una riqualificazione professionale. Il barista è un ottimo lavoro per un giovane. E, in Romania, ho chiesto che questo lavoro fosse accessibile a partire dai 15 anni perché è l’età in cui molti giovani abbandonano la scuola. Quindi era molto importante che avessero l’opportunità di trovare un lavoro ben pagato in cui poter crescere. Il caffè è una questione di chimica, di fisica. Ma anche di linguaggio, di ospitalità. Se sei un bravo barista, diventerai un uomo di successo.

Tutte le nostre iniziative sono incentrate sulle persone prima che sul business. Poggiamo su una piattaforma di aggregazione, crescita e scambio. Perché la crescita non è crescere da soli, ma far crescere una comunità. In questo periodo in cui l’ego spesso prevale sul senso di comunità, costruire uno spazio che offre alle persone qualsiasi tipo di crescita è davvero speciale.

E se ci renderemo conto che ciò che conta davvero sono le persone, potremo anche divertirci di più lavorando in quella direzione. Sarà molto più piacevole. Quest’ultima edizione di Slow Coffee Festival è stata fantastica. Abbiamo organizzato anche un evento Crush the Rush. Erano già due o tre anni che avremmo voluto farlo perché adoravamo il format ma ci spaventava perché non eravamo sicuri di aver capito come farlo funzionare. Quest’anno ci siamo detti: lo facciamo e basta. Impareremo facendolo, tutto qui. Ci siamo liberati dai pensieri e l’abbiamo fatto. È stato fantastico perché, ovviamente, il format è piaciuto a tutti e presto il vincitore verrà a visitare l’Accademia. Abbiamo già deciso che a dicembre faremo un’altra competizione, solo con baristi e DJ. Celebreremo i baristi di tutta la Romania.

 

 

 

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